Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, insieme a Barbara Tamborini, autori di “Esci da quella stanza”, riporta l’attenzione sulle sfide educative contemporanee, con particolare riferimento all’impatto della tecnologia sulla crescita di bambini e adolescenti.

Durante l’evento “Università del Dialogo” a Torino, Pellai sottolinea: “Il mondo adulto è responsabile del terreno, non del seme; deve curare l’ambiente affinché il bambino sviluppi ciò che è scritto nel suo patrimonio genetico”. Oggi gli indicatori di salute mentale degli adolescenti sono i peggiori degli ultimi decenni e parte della responsabilità poggia sulle scelte degli adulti, orientate a rimuovere ogni fonte di disagio, ma spesso inefficaci.

Giovani e smartphone: dati, rischi e prevenzione.

Dati recenti evidenziano che il 32,6% dei bambini tra 6 e 10 anni usa quotidianamente lo smartphone, mentre il 62,3% dei preadolescenti possiede un account social (fonte: Save the Children). Pellai sostiene: “La generazione Z è una generazione cavia. L’arrivo dello smartphone ha rivoluzionato il rapporto tra giovani e realtà, spingendo l’esplorazione verso una dimensione virtuale e riducendo quella fisica”. L’uso precoce di dispositivi digitali è correlato alla crescita di disturbi come ansia e isolamento sociale: “Il cervello in età evolutiva si sviluppa meglio in un mondo analogico. Reintrodurre esperienze reali è oggi un’operazione di sanità pubblica. Pellai richiama l’esempio della Svezia, dove una sperimentazione decennale basata sulla didattica digitale ha evidenziato “nessun vantaggio” in termini cognitivi, ma “tantissimi svantaggi” (studio Karolinska Institute).

Dialogo intergenerazipnale, desiderio e ruolo degli adulti.

L’educazione odierna va ripensata nella relazione tra adulti e giovani. Pellai afferma: “Il docente appassionato, che trasmette il sapere con competenza e passione, rappresenta un adulto desiderabile, un testimone per chi cresce”. L’allenatore, la guida adulta, deve infondere sicurezza, accoglienza e capacità di porre limiti, mostrando fiducia nel potenziale degli adolescenti.

Centrale diventa l’appartenenza “vera” a comunità fisiche e non virtuali: “L’appartenenza a un gruppo reale è infinitamente superiore come capacità di allenamento alla vita rispetto a una community digitale”. L’educatore deve prediligere l’accoglienza al giudizio, creando sinergia tra i diversi enti educativi. Citando la teoria dell’attaccamento: “Se vuoi rendere un bambino sicuro, devi essere un adulto sicuro”. La coesione fra scuola, famiglia e società permette di affrontare le fragilità e costruire una rete educativa solida e motivante.

di Andrea Carlino per “Orizzonte Scuola”.

Posted in

Lascia un commento