Chi sa ascoltare genera fiducia, partecipazione e coinvolgimento.

Di questo è fermamente convinto il professor Umberto Galimberti così come che un insegnante non trasmette solo nozioni e conoscenze, ma funge anche da guida ed è proprio modulando nella giusta misura autorevolezza e rigore.

La funzione svolta dall’insegnante, in qualità di educatore, nel percorso formativo e di crescita di uno studente appare di fondamentale importanza e presuppone una particolare abilità nel saper bilanciare la propria autorevolezza con una peculiare capacità empatica e comunicativa.

D’altronde, un insegnante non trasmette solo nozioni, ma riesce a garantire anche la partecipazione attiva degli studenti al processo di apprendimento, favorendo motivazione, presenza e collaborazione.

Dunque qual è il primo e più importante strumento educativo che un insegnante ha a disposizione per fare un buon lavoro?

A rispondere a tale domanda senza giri di parole è proprio il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti, il quale in merito ha così espresso il suo pensiero:

“In una parola sola direi l’amore. L’amore è uno stile d’esistenza. Quando si incontra una persona, se quella persona metaforicamente allarga le braccia o le chiude; se c’è una disposizione all’ascolto oppure no. I ragazzi hanno voglia di parlare. Nel libro in cui ho raccolto le lettere che loro mi hanno spedito, 72 lettere a cui seguono 72 risposte, ho chiesto loro: ‘Ma perché le cose che dite a me non le dite ai vostri genitori, ai vostri insegnanti?’. E loro mi hanno risposto: ‘Perché sappiamo già cosa ci possono dire’. Quindi hanno già chiuso la comunicazione col mondo adulto. Però, se trovano da qualche parte un luogo d’amore, basta, abboccano. Io mi ricordo mia figlia quando mi faceva vedere i sorci verdi. Un bel giorno se n’è andata sbattendo la porta e, a un certo punto, verso sera torna. Alla fine lei era andata da un professore di greco che gli faceva lezione perché quel professore era buono. Hai capito? Cioè, l’amore crea la premessa, è la precondizione dell’affidabilità, della fiducia che un ragazzo può generare. L’amore non deve esser fatto di sorrisi, non deve essere fatto di pizze mangiate insieme. L’amore è un atteggiamento. Al limite non è neanche un gesto, è uno stile. È uno stile d’esistenza”.

Un bravo insegnante, pertanto, proprio grazie all’amore che dispensa ai suoi allievi, riesce a predisporsi all’ascolto e alla comprensione, divenendo ben presto un punto di riferimento per i suoi studenti che si sentiranno accolti e supportati, creando un ambiente di apprendimento positivo e produttivo.

Tuttavia, come ci spiega molto accuratamente Umberto Galimberti, l’accoglienza non piò essere incondizionata, ma anzi “deve essere tale da creare in chi accogliamo una fiducia grazie alla quale noi possiamo chiedere anche un impegno per ripagare questa fiducia, perché ha senso solo se anche quel’altro si muove, e non se ci muoviamo solo noi.

Ma noi dobbiamo essere disposti all’accoglienza. Accoglienza si chiama amore.

“Sono stato a Firenze e ho visto che c’erano delle pratiche, dei metodi per sviluppare le emozioni o per far crescere emotivamente i ragazzi. Ma quale metodo? Ti basta il cuore…

Solo in tale maniera un insegnante sarà in grado di instaurare con i suoi allievi un rapporto di fiducia e di rispetto reciproco, senza privarsi di quell’autorevolezza che è presupposto imprescindibile per svolgere adeguatamente la propria funzione educativa e formativa, tenendo conto dei bisogni e delle necessità dei suoi studenti.

tratto da articolo dalla testata web “ascuolaoggi.com”

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